Maggio 30, 2008...12:30 pm

Intervista a Joe Citarrella

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Sex Week At Yale

Sex Week At Yale

Joe Citarrella, direttore di SWAY “Sex Week At Yale” – il più popolare dei tre sex magazine americani – ci racconta come e’ nato questo progetto.

Joe, e’ la prima volta che leggo un magazine del genere. Com’e’ nata la settimana del sesso a Yale (Sex Week At Yale)?
SWAY non e’ cominciato, come si potrebbe pensare, in un dormitorio universitario tra sigarette e birra. E’ partito come un evento esclusivamente ebraico, la Settimana del sesso Kosher, in Pennsylvania. Solo nel 2001 l’evento venne esteso a tutto il campo universitario di Yale. Il magazine come lo conosciamo oggi e’ stato pubblicato per la prima volta nel 2006, come risultato “tangibile” di tutti i seminari e gli incontri sul tema sesso. Di cosa parliamo? Informazione, per esempio come raggiungere l’orgasmo, ma anche temi sociali come i problemi che devono affrontare gli studenti transessuali.

Yale e’ considerata come un’università’ molto seria e importante. Come si interfaccia un sex magazine con questo tipo di ambiente?
Non vogliamo lanciare un messaggio diverso ne’ contraddire l’immagine di Yale. Siamo in comunicazione con l’università’, ma tutti gli eventi e le pubblicazioni sono gestiti unicamente dagli studenti. Noi parliamo di sesso dal punto di vista erotico ma anche educativo, al pari degli altri corsi che si tengono all’università’. Circa il 60% degli studenti e’ coinvolto nelle varie iniziative e oltre il 90% ci legge, siamo veramente soddisfatti!

Qual e’, allora, il vero legame tra Sex Week At Yale e Yale University?
SWAY e’ presente in tutti i momenti della vita universitaria. Organizziamo parti e varie altre manifestazioni con ospiti di ogni tipo: da personale medico a psicologi ad attori di film per adulti. In alcuni degli eventi raccogliamo fondi per beneficenza.

In Italia diciamo “Tutto fumo e niente arrosto”. Gli studenti americani sono davvero così disinibiti, non solo nel parlare di sesso ma addirittura nel simularlo, davanti ad un fotografo?
In generale gli Americani sono un popolo decisamente inibito. Ma e’ proprio per questo che SWAY e’ indispensabile! Perché da’ a tutti la possibilità di pensare e parlare di temi che altrimenti sarebbero tabù. E poi siamo una sorta di esperimento socio-antropologico, perché mettiamo a nudo l’idea del sesso in America. E infine siamo uno strumento di educazione, e promuoviamo un sesso “responsabile”.

Pubblicheresti mai SWAY in Italia?
Beh per ora abbiamo pubblicato SWAY su internet, in un certo senso siamo già internazionali. Diffondere la copia cartacea oltreoceano e’ un costo sicuramente notevole, visto che siamo un free press. In Italia? Non conosco bene il mercato ne’ il panorama editoriale e non ho idea se avremmo lo stesso successo. Forse, potresti dirmelo tu?!


Leggi l’intervista originale nella rubrica “In tre domande”

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