Una giornata di lavoro passata a produrre carta. Due ore di telefonata sul colore delle mattonelle in bagno (da abbinare agli spazzolini, ovviamente). L’aperitivo alla milanese…a Roma. La vanità del fico di turno che parla ore della sua ultima auto. Un’allucinazione alla “Paura e delirio a Las Vegas”. Di cosa stiamo parlando? Ma è ovvio: di FUFFA.
Termine ambiguo e polivalente, certamente onomatopeico, dall’origine controversa. “Fuffa”. Forse deriva dal toscano “fuffigno”, che indica “l’ingarbugliamento dei fili di una matassa o di un tessuto”, forse dal dialetto romanzo “foff”, con il significato di “cosa leggera”. Certo è che la “fuffa”, la vaporosa lanugine che si forma sui tessuti e che generalmente si rimuove perché anti-estetica e superflua, ha ormai un significato quasi universalmente conosciuto: qualcosa di sostanzialmente falso eppure apparentemente fondamentale, geniale ma inutile. Altrimenti detto, “aria fritta”.
Ne hai mai sentito parlare? Ok, riformuliamo la domanda.
Pensa alle promesse dei politici in TV o ai litigi estenuanti nei salotti della De Filippi. Pensa al belloccio palestrato che si fa i muscoli con le pillole o all’atmosfera fusion del locale new age di cucina ayurvedica. Pensa all’ultimo documento super strategico che hai letto (o scritto…) in ufficio, e che in centocinquanta pagine non esprime nemmeno mezzo concetto. Ora hai capito: ne siamo effettivamente circondati, dalla fuffa.
Ricercata, ma non rara. Anzi, la “fuffa” si incontra spesso. Molto fashion, si forwarda via mail, produce copiosi deliverable, individua quick win e tanti si vantano di esserne subject matter expert.
Immancabile nella vita del consulente D.O.C., che ne produce e consuma grosse quantità in formato di pagine word o meglio ancora diapositive power point (da proiettare alle “persone che contano”), la “fuffa” può comparire anche sotto forma di autocelebrazione estrema nei soggetti affetti da egocentrismo cosmico o sotto le spoglie ben più attraenti di false mangiauomini…a dieta.
Ma il portatore sano di “fuffa” per eccellenza, il soggetto che meglio ne incarna i valori e l’immagine, colui che ne ha sposato la causa e ne diffonde il verbo è uno solo: il capo incompetente, Colui (o, più raramente, colei) che ogni mattina vi chiede qualcosa di perfettamente inutile da preparare e poi se ne dimentica, che vi confonde con richieste insensate e subito dopo cambia idea, che quotidianamente vi dà un buon motivo per mollare tutto e aprirlo veramente questo famoso chiosco su una spiaggia dei Caraibi. Sperando che laggiù, la “fuffa”, non sia ancora arrivata.
Ossimoro della vita moderna che si barcamena tra la ricerca spasmodica del pezzo trendy, del locale giusto e della carriera lanciata, contro un originale desiderio di normalità. Questa è la fuffa. Come un decanter per l’acqua minerale: estremamente raffinato, a prima vista indispensabile, effettivamente una presa in giro.
Non hai ancora capito cosa sia esattamente? Sappi che l’hai appena letta. Fuffa.
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